La commissaria europea per l’Allargamento Marta Kos si trova ancora una volta ad affrontare accuse secondo cui avrebbe collaborato con la polizia segreta dell’ex Jugoslavia negli anni ’80, accuse emerse per la prima volta durante la sua audizione di conferma nel 2024 e ora rilanciate da un nuovo libro e da un rinnovato esame politico nel Parlamento europeo.

Sebbene Kos abbia sempre negato le accuse, definendole disinformazione, il tempismo – alla vigilia delle elezioni nazionali slovene del 22 marzo – ha amplificato il dibattito, sollevando interrogativi sui possibili effetti sul suo ruolo di primo piano nel guidare l’espansione dell’Unione europea.

La questione ha acquisito nuovo slancio questa settimana quando una sua connazionale, l’eurodeputata Romana Tomc, vicepresidente del gruppo di centrodestra Partito Popolare Europeo (PPE) – il più grande gruppo del Parlamento – ha presentato durante un evento parlamentare a Strasburgo un libro dell’autore sloveno Igor Omerza.

Tomc ha sostenuto che il libro contiene documenti d’archivio che proverebbero il coinvolgimento di Kos con l’Amministrazione della Sicurezza di Stato jugoslava (UDBA), la polizia segreta del regime comunista. Ha quindi inviato una lettera alla Commissione europea chiedendo un’indagine, sostenendo che Kos non sia stata trasparente durante il processo di conferma.

“La credibilità e la legittimità dell’Unione sono in gioco”, ha dichiarato Tomc sui social media, sollecitando almeno “una spiegazione chiara” da parte di Kos.

Il libro di Omerza, basato su presunti file declassificati, sostiene che Kos fosse registrata come collaboratrice con il nome in codice “Mira” e che abbia fornito informazioni agli agenti dell’UDBA mentre lavorava come giornalista alla fine degli anni ’80, poco prima dell’indipendenza della Slovenia nel 1991. Queste affermazioni sono state riprese anche da resoconti di media come BGNES, un’agenzia di stampa bulgara partner di EUalive, che ha evidenziato documenti che suggerirebbero legami di Kos con l’agenzia durante un periodo di turbolenza politica in Jugoslavia.

Tuttavia, l’autenticità e il contesto di questi documenti non sono stati verificati da fonti indipendenti, e alcuni critici hanno osservato che liste simili dell’epoca includono migliaia di nomi, spesso senza prove chiare di una collaborazione attiva.

“Mai stata una collaboratrice”

Kos, diplomatica slovena ed ex ambasciatrice nominata dal primo ministro Robert Golob del movimento liberal-progressista Freedom Movement (Renew Europe), aveva già affrontato direttamente accuse simili durante la sua audizione parlamentare del 2024. Quando fu interrogata dall’eurodeputato di Renew Ilhan Kyuchyuk su articoli di stampa che ipotizzavano un suo coinvolgimento con i servizi segreti jugoslavi, Kos rispose:

“Ho letto così tante cose nuove su di me che non conoscevo. Ho preso la questione sul serio, anche se ero triste perché c’erano molte, molte bugie. […] Non sono mai stata una collaboratrice o un’informatrice dei servizi segreti della Jugoslavia. Sono in quella lista, non so come, ma in quella lista ci sono anche tre ex primi ministri, tre ex presidenti dello Stato, tre ex membri del Parlamento europeo. Ci sono migliaia e migliaia di persone in quella lista”.

Fonti vicine all’audizione suggeriscono che la domanda di Kyuchyuk fosse stata posta strategicamente da un gruppo amico per consentire a Kos di respingere le accuse e disinnescare possibili attacchi da parte di gruppi ostili, come il partito di destra sloveno Partito Democratico Sloveno (SDS | PPE). In quell’occasione Kos sottolineò il suo impegno per l’integrità: “Se sarò confermata, vi dico che l’integrità è molto importante nella mia vita. Per questo non vorrei vederla messa in discussione da accuse che, signor Kyuchyuk, vanno realmente nella direzione della disinformazione”.

Nonostante le sue smentite, il riemergere della vicenda ha coinciso con notizie di cambiamenti nel suo calendario. Di recente ha rinviato una visita prevista in Kosovo, citando sviluppi politici nel paese, anche se alcuni osservatori collegano l’attenzione politica crescente alla sua capacità di mantenere un’agenda piena.

Con l’evolversi dello scandalo, questo rischia di gettare un’ombra sul mandato di Kos in un momento cruciale per l’allargamento dell’Unione. Il portafoglio, che supervisiona i negoziati di adesione con candidati come Ucraina, Moldova e gli Stati dei Balcani occidentali, richiede credibilità e abilità diplomatica incrollabili in un contesto di tensioni geopolitiche. Con le richieste di indagine provenienti da figure influenti del PPE, la situazione potrebbe rendere la posizione di Kos sempre più difficile da sostenere.

Gli analisti osservano che una controversia prolungata potrebbe paralizzare iniziative chiave, come l’avanzamento dei negoziati di adesione o il contrasto alle campagne di disinformazione da parte di attori terzi, in un momento in cui la politica di allargamento dell’Unione europea è già sotto pressione a causa di divisioni interne e pressioni esterne.

Per ora la Commissione ha difeso Kos, richiamando il rigoroso processo di verifica a cui è stata sottoposta e l’approvazione parlamentare ricevuta nel 2024. Venerdì un portavoce ha ribadito che la commissaria resta concentrata sui suoi compiti, tra cui una prossima audizione davanti alla commissione per gli affari esteri del Parlamento la settimana prossima, durante la quale saranno discussi i temi dell’allargamento – anche se è probabile che le accuse occupino un posto di rilievo.

EUalive ha contattato il gabinetto di Kos per un commento sulle ultime accuse e sui loro possibili effetti sul suo lavoro, ma la breve risposta ricevuta ha semplicemente rinviato a una posizione già espressa: “la Commissione non ha ulteriori commenti da offrire”.

Gli studiosi che hanno analizzato i metodi operativi dei servizi segreti dell’epoca comunista spesso sottolineano che molte persone etichettate come “agenti” o “informatori” firmarono semplicemente un accordo di cooperazione in cambio di un beneficio specifico – il più delle volte il diritto di viaggiare all’estero o ottenere un passaporto. In numerosi casi queste persone fornirono poche o nessuna informazione significativa, non causarono danni reali ad altri nel loro ambiente e quindi non provano alcun senso personale di colpa per quell’episodio.

La distinzione, tuttavia, è importante: esiste una differenza significativa tra l’essere stati registrati come informatori in questo senso limitato e in gran parte passivo e il negare completamente qualsiasi coinvolgimento quando si viene messi di fronte a prove contrarie.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo completo.

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